Oggi, 21 settembre, si celebra la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, una giornata dedicata alla sensibilizzazione sull’Alzheimer e sulle altre forme di demenza e, soprattutto, alle persone che convivono con queste condizioni, alle loro famiglie e a chi ogni giorno offre assistenza e cura.
L’Alzheimer colpisce oltre 55 milioni di persone in tutto il mondo, con un nuovo caso ogni 3 secondi. In Italia si stima colpisca oltre 1, 2 milioni di persone, che diventeranno 1,6 milioni nel 2030 (78 milioni in tutto il mondo)
Quando si parla di Alzheimer, spesso si pensa innanzitutto alla perdita della memoria. La malattia, però, è molto più complessa: con il progressivo avanzare della demenza possono cambiare le capacità cognitive, l’autonomia e la quotidianità della persona.
Per questo la Giornata Mondiale dell’Alzheimer non vuole soltanto aumentare la conoscenza della malattia, ma anche contribuire a contrastare lo stigma e l’isolamento che ancora possono accompagnare la demenza.
Uno dei messaggi centrali della campagna internazionale del 2026 è legato all’importanza della diagnosi e della ricerca. L’ADI ( Alzheimer’s Disease International ) sottolinea come una tempestiva diagnosi possa permettere di accedere più velocemente a percorsi di trattamento, assistenza e supporto. Proprio oggi Alzheimer’s Disease International ha pubblicato il World Alzheimer Report 2026, intitolato “A New Era in Dementia Clinical Trials”, dedicato alle nuove prospettive degli studi clinici sulla demenza e alle questioni legate alla partecipazione dei pazienti alla ricerca.
Non dimenticare chi dimentica
La Giornata Mondiale dell’Alzheimer è un invito a guardare alla persona oltre la malattia.
L’Alzheimer può modificare profondamente anche la vita dei familiari e dei caregiver, chiamati ad affrontare nuove responsabilità, difficoltà organizzative ed emotive.
Per i familiari è importante poter contare su informazioni affidabili, servizi e reti di sostegno.
Accudire un malato di Alzheimer vuol dire amare.
Prendersi cura di una persona con demenza può essere un percorso lungo e impegnativo, e chiedere aiuto non significa arrendersi: significa cercare di affrontare la malattia con strumenti adeguati.
Dietro una diagnosi ci sono una storia, una famiglia, relazioni, ricordi e una vita vissuta. Continuare a coinvolgere la persona nelle decisioni, rispettarne i tempi e preservarne, per quanto possibile, autonomia e dignità sono aspetti fondamentali dell’assistenza.
“I malati d’halzeimer sono viaggiatori nel tempo, ma il loro tempo non appartiene al nostro”.
La memoria può svanire, confondere il presente e riportare indietro nel passato. Ma l’amore non segue la stessa strada: resta, anche quando le parole si perdono, anche quando i ricordi si fanno lontani. E continua a vivere, sospeso in quel tempo che la malattia non riuscirà a cancellare.
A volte, può far riaffiorare un ricordo: un nome che emerge all’improvviso, come un lampo nella tempesta, e che per un istante torna ad appartenere a un volto, prima di svanire ancora una volta. Quel breve istante può bastare a far scendere lacrime d’amore a chi quel nome lo conosce bene e sa quanto sia diventato un traguardo difficile, quasi irraggiungibile da pronunciare, da ricordare.
Forse è anche questo che fa la vita: metterci davanti a ciò che sembra impossibile per ricordarci quanto la semplicità sia preziosa. Un nome ricordato. Un volto riconosciuto. Un abbraccio. Una parola. Piccoli gesti che, quando la memoria si spegne, acquistano un valore immenso.
Alla fine conta anche ciò che abbiamo lasciato nel cuore di qualcuno, perché ci sono legami che la memoria può rendere fragili, ma che l’amore continua, ostinatamente, a tenere vivi.”





