Anche se un bambino gioca, corre e va a scuola come tutti gli altri, ciò non significa che possa gestire da solo almeno un atto quotidiano essenziale per la tutela della sua vita e della sua salute. I minori affetti da diabete tipo 1 possono comunque avere diritto all’indennità di accompagnamento INPS. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 24402 del 3 agosto 2026.
Secondo i giudici di legittimità, non serve dimostrare un’incapacità totale e generalizzata per ottenere il beneficio dell’accompagnamento: è sufficiente che il minore non sia in grado, da solo, di gestire anche un’unica azione quotidiana, purché questa sia essenziale per la tutela della sua vita e della sua salute. Nel diabete tipo 1, gli atti tipici sono la somministrazione dell’insulina, il monitoraggio glicemico e la gestione delle emergenze (ipoglicemie, chetoacidosi), attività che richiedono consapevolezza, capacità di valutazione e tempestività.
In presenza di tali condizioni, può sussistere il diritto all’indennità di accompagnamento, previa valutazione concreta della situazione del minore e della sussistenza dei seguenti requisiti:
- deve ripetersi ogni giorno senza interruzioni (quotidianità);
- deve essere strettamente legato alla persona del minore (personalità);
- deve avere una funzione indispensabile per la tutela della sua salute (essenzialità).
Perché è importante questa pronuncia
La decisione supera un orientamento restrittivo che tendeva a negare l’accompagnamento ai minori diabetici perché “autonomi nella vita quotidiana”. La Cassazione ricorda che la non autosufficienza va valutata in relazione ad atti specifici salvavita, non in astratto.
In pratica, se per gli atti terapeutici quotidiani il minore ha bisogno di un adulto che lo assista in modo continuativo, sussiste il requisito della “necessità di assistenza continua” previsto dall’art. 1 della legge n. 18/1980.
Come si collega alle linee guida INPS
Secondo le linee guida INPS per i minori con diabete tipo 1:
- fino a 14 anni si riconosce in via generale la necessità di assistenza continua e il diritto all’indennità di accompagnamento, con revisione al compimento dei 14 anni;
- dai 14 ai 18 anni si riconosce in via generale l’indennità di frequenza; l’accompagnamento viene valutato caso per caso, in base alla capacità di gestire in autonomia le terapie;
- in ogni caso, si riconosce la condizione di handicap grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992), con revisione al raggiungimento della maggiore età secondo le linee guida INPS
Questo quadro conferma che la valutazione deve essere personalizzata e basata sulle reali capacità del minore di comprendere e gestire le cure, e non soltanto sulla sua autonomia motoria o scolastica. In ogni caso, il diritto all’indennità di accompagnamento deve essere valutato concretamente, tenendo conto dell’età del minore, delle sue effettive capacità di gestione della terapia e della necessità di assistenza da parte di un adulto per il compimento degli atti quotidiani essenziali legati alla sua salute.
Perché conta per le famiglie
Questa notizia non è solo tecnica: riconosce che la cura del diabete è un lavoro quotidiano, invisibile, che ricade sulle famiglie. L’indennità di accompagnamento è uno strumento per sostenere questo carico, garantire sicurezza e dignità, e permettere al minore di vivere sereno proprio grazie a un’assistenza strutturata.





