UNA NUOVA VISIONE DELLA DISABILITA’: non conta solo la diagnosi, ma anche le barriere

Nel 2025 è partita la sperimentazione del nuovo sistema introdotto dal decreto legislativo n. 62 del 2024, che ha segnato una svolta nel modo di intendere e accertare la disabilità. La condizione non viene più considerata soltanto come un dato sanitario: per comprenderla pienamente occorre guardare anche all’interazione tra la persona e le barriere presenti nell’ambiente in cui vive.

L’INPS richiama infatti una definizione che segna un cambio di prospettiva importante: la diagnosi resta importante, ma da sola non è sufficiente a descrivere la situazione di una persona. Il nuovo approccio,cerca infatti di superare una lettura centrata esclusivamente sulla menomazione e sulla percentuale, prendendo in considerazione anche il contesto di vita.

Barriere fisiche, organizzative, comunicative e sociali possono infatti limitare in modo significativo la possibilità di partecipare alla vita quotidiana. 

Secondo il nuovo impianto normativo, la disabilità deriva dall’interazione tra una duratura compromissione fisica, mentale, intellettiva, del neurosviluppo o sensoriale e gli ostacoli presenti nell’ambiente. È proprio questa interazione che può impedire o ridurre la piena ed effettiva partecipazione alla vita sociale, su base di uguaglianza con gli altri. Questo approccio permette quindi di arrivare a una lettura più completa della situazione individuale.

A cosa serve davvero

Questa nuova visione non è solo teorica: serve a cambiare il modo in cui vengono valutati i bisogni reali della persona e, di conseguenza, quali sostegni, diritti e progetti possono essere attivati. Il punto centrale diventa capire non soltanto quale condizione sanitaria abbia una persona, ma anche che cosa riesca concretamente a fare nella vita quotidiana la persona, quali difficoltà incontra e quali ostacoli trova nei diversi contesti in cui vive.

Due persone con la stessa condizione sanitaria, infatti, possono avere bisogni molto diversi. A fare la differenza possono essere l’ambiente in cui vivono, l’accessibilità degli spazi e dei servizi, la presenza di supporti adeguati e la possibilità di ricevere gli accomodamenti necessari.

Il valore di questo cambiamento sta proprio qui.

L’obiettivo è arrivare a tutele più mirate e meno astratte, capaci di rispondere realmente alle esigenze individuali. È un cambio di prospettiva che porta l’attenzione dai soli limiti della persona ai suoi diritti, agli accomodamenti ragionevoli e alla rimozione delle barriere che possono ostacolarne la piena partecipazione alla società.

Il nuovo impianto va oltre la sola accessibilità degli spazi. Uno degli elementi centrali è il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, costruito a partire dai desideri, dalle aspettative e dalle preferenze della persona. Attraverso una valutazione multidimensionale, l’obiettivo è comprendere quali siano le sue esigenze, quali traguardi voglia raggiungere e quali sostegni siano necessari per realizzarli.

Il progetto può quindi mettere insieme interventi diversi: supporto all’abitare, assistenza personale, formazione, lavoro, trasporti, servizi sanitari e sociali, ausili e accomodamenti ragionevoli. Non si tratta più di considerare ogni intervento come una risposta separata, ma di costruire un insieme di sostegni coerente con la vita che la persona vuole realizzare.

Il punto interessante è proprio questo: non si parte soltanto dalla domanda “quale prestazione spetta?” ma anche dalla domanda “quale vita vuole vivere questa persona e quali sostegni servono per renderla possibile?”

Il cambiamento, quindi, non consiste semplicemente nell’introdurre nuove prestazioni. Consiste nel costruire un sistema nel quale la persona, i servizi e l’ambiente vengano considerati insieme. Non si tratta soltanto di chiedersi quale sostegno spetti a una persona con disabilità, ma anche di capire quali ostacoli debbano essere rimossi e quali condizioni debbano essere create affinché quella persona possa realizzare il proprio progetto di vita.

È questo, in fondo, il cambio di prospettiva: non guardare soltanto a ciò che manca alla persona, ma anche a ciò che può essere cambiato intorno a lei perché possa partecipare, scegliere e vivere la propria vita su base di uguaglianza con gli altri.